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Ncaa, awards di metà stagione

04/01/2010 - Massimiliano Zanotti

Ncaa, awards di metà stagione

John Wall giocatore e freshman dell'anno

Con l’inizio delle partite di Conference possiamo dire di essere al giro di boa di metà stagione ed è venuto anche per noi il momento di fare il punto della situazione, attribuendo quei titoli tanto inutili quanto invitanti.

 

 

Squadra dell’anno: Kansas Jayhawks (13-0).

A parte il #1 del ranking ed il n.7 nella classifica RPI, i Jayhawks avevano avuto un calendario tutto sommato semplice perché Memphis, UCLA e Michigan quest’anno non rappresentano ossi duri. Nelle ultime 3 partite ha però incontrato e battuto prima California (18^ RPI) e poi Temple (18 del ranking).  I Bears sono stati battuti grazie ad un magistrale secondo tempo nel corso del quale la squadra di Bill Self ha tirato con il 73% dal campo mentre gli Owls sono stati dominati sotto canestro (42-16 i punti nell’area) e costretti al 25% dal campo con un +32 finale. Di certo Kansas dovrà fare attenzione perché i Texas Longhorns (13-0) hanno sulla carta le armi giuste per impensierirli: Justin Mason, due volte difensore dell’anno nella Big XII per Xavier Henry, Dexter Pittman che quando sarà in campo (fin’ora ha giocato meno di 20’ a partita) darà filo da torcere a Cole Aldrich, Damion James per Marcus Morris e Avery Bradley per Sherron Collins.  Dal loro scontro dell’8 Febbraio a Austin capiremo molte cose. Nomination speciale per i Kentucky Wildcats che con John Wall, Demarcus Cousins, Patrick Patterson (3 prime scelte NBA), Eric Bledsoe e Darius Miller dispongono del quintetto più talentuoso in assoluto.

 

 

Squadra rivelazione positiva: William & Mary Tribe (9-2).

W&M, una piccola università pubblica della Virginia, in campo cestistico è una delle 32 squadre di Division I a non aver mai partecipato al Torneo NCAA, con una unica apparizione in post-season nel 1983, quando è stata invitata al NIT. Quest’anno i Tribe avevano in calendario solo 3 partite casalinghe nelle prime 11 ma, dopo due onorevoli sconfitte in trasferta di 9 punti con UConn e di 2 con Harvard, hanno inanellato una serie di 9 vittorie consecutive.  Da notare quelle a Winston-Salem con Wake Forest di 10 punti ed a College Park contro Maryland di 6 punti, tra le altre 4 vinte con distacchi di 1 o 2 punti. Quest’anno come non mai hanno le carte in regola per andare alla Big Dance.

 

 

Squadra rivelazione negativa: Louisville Cardinals (10-4).

Sebbene possa sembrare strano definire negativa una squadra con quel record, nei fatti è così dal momento che Louisville ha vinto nettamente con avversari medio-scarsi e perso tutte le partite giocate contro squadre con RPI migliore. Secondo alcuni i Cardinals pagano i problemi prestagionali di coach Rick Pitino, secondo altri è colpa degli infortuni subiti dalle guardie, ma il vero problema principale pare essere quello di non avere a roster i fenomeni che si credeva. Samardo Samuels, lo scorso anno terribile one-and-gone ed Edgar Sosa che, dopo il promettente anno da freshman ne ha avuti 2 deludenti, sono talentuosi ed hanno migliorato i numeri ma stanno convincendo solo contro avversari modesti.

 

 

Squadre delusione: UCLA Bruins (6-8), Michigan Wolverines (6-6) e Utah Utes (7-7).

Dei Bruins abbiamo parlato in un recente articolo e da allora la situazione non è mutata perché 3 vittorie sono state ottenute ma ai danni di squadre mediocri, la migliore delle quali era Arizona State, mentre ad Arizona hanno perso di 14 punti.

I Wolverines hanno il problema di avere 2 giocatori (Manny Harris e DeShawn Sims) che da soli segnano il 50% dei punti di tutta la squadra, dietro i quali ci sono i tanti giovani reclutati da coach Bellein che devono però ancora dimostrare quello che valgono. Con un record come l’attuale quando le partite di Conference sono appena iniziate (1-1) la strada per la post-season è tutta in salita.

Rispetto agli Utes che nella scorsa stagione sono andati al Torneo NCAA finendo con un record da 24-10 coach Boylen ha perso i 4 migliori marcatori che combinavano per il 66% dei punti. I juco transfer improduttivi ed una classe di freshman modesta spiegano i risultati deludenti di una stagione in cui anche Utah, nonostante il facile calendario, si trova ad avere un record in pareggio prima dell’inizio delle partite della Mountain West Conference.

 

 

Giocatore e freshman dell’anno: John Wall, Kentucky Wildcats (17,2 ppg, 3,8 rpg, 7,3 apg, 2,4 spg, 33,5 mpg, 52% FG, 39% 3pt, 78% FT).

Titolo praticamente già deciso in preseason che in queste prime partite ha solo avuto bisogno di una rettifica sul campo. Inutile dilungarsi sul giocatore più atteso della stagione, chiaramente da one-and-gone, che è andato in doppia cifra nei punti in tutte le partite giocate da Kentucky con la sola esclusione di quella in cui ha registrato 16 assist.

 

 

Giocatore sorpresa dell’anno: Tim Abromaitis, Notre Dame Fighting Irish (15,7 ppg, 4,1 rpg, 1,2 apg, 26,1 mpg, 55% FG, 50% 3pt, 91% FT).

Dopo aver giocato 12 partite nella stagione 2007-08 (1,7 ppg, 1 rpg, 28% FG) sparisce dal roster di ND con la stessa velocità con cui nel Novembre scorso riappare ma con un impatto diverso. Da subito in doppia cifra nei punti, si rivela il secondo miglior marcatore degli Irish grazie alla sua capacità di sfruttare lo spazio che viene creato dai raddoppi che Luke Harangody attira su di se ed alla precisione da oltre l’arco. Coach Brey spiega che la scelta di far uscire Tim dal roster per 20 mesi, durante i quali entrare in un programma di Notre Dame che prevede un duro lavoro individuale per diventare più grosso e più veloce, era stata presa di comune accordo tra i due.

Ala tiratrice pura che con il suo 50% da 3pti (42 su 83 in 15 partite), ha assicurato credibilità quando si posiziona fuori dall’arco, mettendo ora le difese avversarie davanti alla difficile scelta di raddoppiare o meno in post-basso Harangody.

 

 

 

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