Due parole con Kevin Pelton
11/05/2009 - Alessandro Mazza
Puntata particolare di Basket & Numeri, dedicata ad un’intervista con l’amico Kevin Pelton. Tra gli analisti più apprezzati nel panorama americano, Kevin è una delle firme principali di Basketball Prospectus (dove si occupa di NBA e del suo studio statistico) e collaboratore delle Seattle Storm, franchigia WNBA. Pelton ci parlerà del ruolo dell’analisi statistica nella pallacanestro moderna e di uno studio che acquista sempre maggiore importanza anche all’interno degli staff delle squadre NBA.
1.Ciao Kevin. Cominciamo con una domanda banale: come hai iniziato il tuo lavoro per Basketball Prospectus?
Basketball Prospectus è un progetto nato prima della stagione 2007-2008. All’inizio la volontà era quella di occuparsi principalmente di College Basket avvalendosi della collaborazione della grande coppia Ken Pomeroy-John Gasaway (autori di “College Basketball Prospectus” ndr). Quando decisero di occuparsi a tempo pieno anche di NBA, un amico comune fece il mio nome per la “squadra” del Prospectus e fui entusiasta di intraprendere questa nuova avventura.
2. Che importanza ricopre secondo Kevin Pelton lo studio statistico nella NBA di oggi? E’possibile che un giorno l’analisi statistica e oggettiva assuma un ruolo rilevante simile a quello che ricopre nella MLB?
Credo proprio di si. Fortunatamente grazie al successo dell’analisi statistica nel baseball, è cresciuta l’attenzione verso certi tipi di studio e si sono moltiplicati gli sforzi per portare la stessa metodologia di analisi negli altri sport. “Moneyball” (il libro di Michael Lewis considerato la “Bibbia dei Sabermetrici” ndr) è stato di grande aiuto perché moltissimi proprietari e dirigenti della NBA lo hanno letto e hanno pensato di portare un’analisi simile all’interno delle proprie squadre. Se si guarda soltanto agli ultimi cinque anni, i progressi compiuti dal mondo del basket sono addirittura superiori a quelli visti nel baseball. Siamo passati dalla totale assenza di analisti che si occupassero a tempo pieno dello studio statistico all’avere quasi la metà delle squadre della Lega che hanno interesse ad utilizzarlo .
3.Cosa pensi di squadre come Portland o Houston che utilizzano i dati statistici in loro possesso in sede di Draft o al momento di effettuare delle trade?Credi che la loro possa essere la “nuova scuola” dei Front-Office NBA?
Io penso che la differenza tra il baseball e la NBA sia nel fatto che è molto difficile capire dall’esterno quali siano le squadre che utilizzano l’analisi statistica e che quelle che non lo fanno. Solitamente infatti, l’analisi che fanno non fa altro che rinforzare cose che gli scout hanno già visto. L’analisi è una risorsa per avere ulteriori informazioni ma lo scouting tradizionale ha ancora il ruolo principale sia per quei team che non utilizzano le statistiche sia per quelli che la utilizzano. Nel caso di squadre come Houston l’analisi ha ovviamente un ruolo maggiore rispetto ad altre ma non credo che possa influenzare in maniera tanto rigorosa le decisioni del managment.
4.E’sempre difficile “tradurre” le statistiche europee o della NCAA nel mondo NBA. Quali sono le differenze più grandi che rendono difficile adattare i dati statistici del College Basket o dell’Eurolega a quelli della NBA?
Le statistiche europee sono generalmente più traducibili rispetto a quelle del College Basket. Un paio di grossi problemi sono rappresentati dall’altezza dei giocatori e dal ruolo che ricoprono. Soprattutto a livello NCAA un giocatore undersized può fare cose che a livello NBA difficilmente potrà replicare contro giocatori più alti e atletici. Ora questo aspetto è sopravvalutato dagli analisti ma tuttavia esiste ed ha il suo peso. L’altro problema deriva dal fatto che ci sono giocatori che nelle proprie squadre sono stelle, veri e propri go-to-guy che invece dovranno adattarsi a ruoli meno importanti nella NBA: il dubbio nasce proprio dalla loro capacità di adattarsi ad una situazione tecnica molto diversa. Per far capire meglio questi concetti prendiamo come esempio un giocatore eccellente come Igor Rakocevic. La sua altezza infatti rappresenta un limite che difficilmente potrebbe portarlo a giocare posizioni diverse da quella di playmaker all’interno della NBA e non troverebbe mai squadre NBA in grado di assegnargli il ruolo di prima arma offensiva della squadra.
5.Ci puoi dire quali sono dal tuo punto di vista gli indicatori statistici più sopravvalutati e sottovalutati all’interno del “panorama numerico” del basket?
In generale gli indicatori maggiormente sottovalutati sono quelli che analizzano il rendimento dei giocatori per possesso e per minuto giocato; di contro le statistiche per partita sono quelle più sopravvalutate.
6.Nel baseball MLB abbiamo General Manager (Theo Epstein dei Red Sox per esempio) o diversi membri di altri Front-Office che non hanno un glorioso passato in questo sport; in alcuni casi abbiamo persone che non hanno giocato a baseball neppure in gioventù. Nella NBA di oggi soltanto Daryl Morey (GM dei Rockets) non ha un passato da giocatore di basket. E’ possibile secondo te pensare a un futuro in cui General Manager o membri del Front-Office verranno scelti solo per le loro capacità analitiche anche se totalmente privi di un passato legato al basket?
Daryl Morey si offenderebbe perchè stai dimenticando la sua carriera alla High-School. Io credo che ci sarà sempre un vantaggio per quelli che hanno giocato, anche solo a livello collegiale. Ma soprattutto ci sarà un vantaggio per quelli che saranno in grado di aggiungere lo strumento dell’analisi statistica al loro bagaglio tecnico e di esperienza. Detto questo, se continuerà ad avere successo, Morey aprirà la porta a un numero sempre più alto di scelte “out-of-the-box”.
7.Quali sono i tuoi rapporti con colleghi come Justin Kubatko, Ken Pomeroy o John Hollinger? E’ capitato o è possibile avere punti di vista diversi anche se si sta analizzando un giocatore o una squadra sulla base degli stessi dati statistici?
Utilizzando Internet e le e-mail parlo regolarmente con un certo numero di persone, inclusi i miei colleghi di Basketball Prospectus, Justin Kubatko (creatore di Basketball-Reference ndr), John Hollinger e Dean Oliver (e sicuramente dimentico qualcuno). In generale gli analisti tendono a supportarsi l’uno con l’altro anche se è davvero difficile per quelli che sono impegnati con le squadre (Oliver con i Nuggets ad esempio ndr) essere davvero aperti e parlare di quello su cui stanno lavorando. E’assolutamente possibile poi essere in disaccordo con i colleghi su un giocatore o su una squadra, a me personalmente è successo tantissime volte. Questo perché, come nel baseball, si hanno delle discussioni su cosa alcuni numeri vogliono realmente significare.
8.Tornando alla NBA, qual è secondo te la più grande sorpresa della stagione? Ho letto ad esempio varie previsioni statistiche della stagione che assegnavano ai Portland Trail Blazers circa 38-39 vittorie mentre hanno chiuso con 54 W.
Il mio sistema di proiezione SCHOENE assegnava a Portland la vittoria della Northwest, abbastanza vicino al risultato finale raggiunto dai Blazers. Direi che almeno per me la più grande sorpresa della stagione è stata Atlanta, arrivata ai Playoffs con la testa di serie numero 4. Credevo, e il sistema SCHOENE me ne dava conferma, che gli Hawks avrebbero davvero risentito dell’assenza di Josh Childress, finito all’Olympiakos. Invece hanno compiuto un deciso passo in avanti.
9.Parlando invece dei singoli chi è davvero il giocatore più migliorato di questa stagione?
Io ho scelto Kevin Durant come Most Improved Player. Avendolo visto da vicino nell’ultima stagione, ho notato che ha fatto enormi passi in avanti in termini di efficienza offensiva e nella capacità di dare un contributo anche quando non segna. Se invece non si è d’accordo ad assegnare il premio di giocatore più migliorato ad un secondo anno, Nenè sarebbe un’eccellente scelta per il modo in cui è arrivato ad essere uno dei migliori centri della Lega dopo i problemi al ginocchio e la battaglia contro il cancro.
10. Un’ultima domanda Kevin: personalmente ritengo che lo studio statistico e oggettivo del gioco sia ancora sottovalutato nella NBA di oggi. Cosa ne pensi?
Anche con i passi avanti compiuti da questi studi ci sono ancora persone che ritengono le statistiche lontane dal gioco. L’analisi statistica è ancora distante dalla perfezione e deve essere unita allo scouting tradizionale ma le squadre e gli stessi tifosi che ignorano le moderne tecniche di analisi oggettiva non fanno che limitare la loro comprensione del gioco.
Grazie Kevin e complimenti per il tuo lavoro.
Grazie a voi, spero che le mie risposte siano state d’aiuto.
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Ghiotta opportunità intervistare un "addetto ai lavori"... le fonti statistiche sul web stanno proliferando e basarsi sulle classiche cifre "a partita", piuttosto che "per possesso" o "al minuto", significa veramente sopravvalutarle... mi permetto, per gli interessati all'argomento, di rimandare ad alcune riflessioni contenute in due articoli: http://www.playitusa.com/articolo.php?id=8772 http://www.playitusa.com/articolo.php?id=8785
Inserito da Fraccu - 13/05/2009 17:54